LE OPERE

Giovanni Fabio Baietta dipinge la sua città Verona, il suo Lago di Garda e la sua Venezia come una sorta di viaggio visivo e al contempo emozionale, tutto parte dalla vista per arrivare al cuore, all’anima che il Pittore vuole colpire quasi con dardi di luce intensa e materiale.


La città scaligera troneggia tra le sue opere, il fiume Adige ne è parte integrante: dal celeberrimo “Castelvecchio” al “Ponte di pietra ” con le sue arcate in pietra bianca e rosso mattone che si specchiano nell’acqua in un digradare di riflessi luminosi quasi vitali…
Piazza delle erbe sotto la neve” in cui la luce soffusa del crepuscolo crea una atmosfera quasi palpabile di magia e pace interiore.


La Verona contemporanea, solitaria e immobile si contrappone ad una Verona dell’800 popolare e piena di vita, “Le lavandaie in Campofiore” o “Le lavandaie a San Nazaro” non possono che farci ricordare l’amatissimo e spavaldo Telemaco Signorini che dipingeva la quotidianità, i gesti, i valori della popolazione intera… non dimenticando mai la classe umile: nobili e popolani sono fatti di una stessa grande “UMANITA’”.

Il cigno al tramonto dell’opera dedicata dal pittore al periodo Covid pare quasi uscire dal dipinto, l’acqua si muove in cerchi concentrici e pare quasi di poterla toccare, di potervici entrare… di poter andare a far parte dell’opera stessa come un tutt’uno, un richiamo ad immergersi totalmente così potente e primitivo da non potergli resistere, richiamo che affonda le radici nella mostra umanità, nel più profondo della nostra essenza.


La maschera veneziana parla al nostro daimon interiore: virtù e talenti sopiti o celati dentro di noi, coperti da maschere quotidiane soffocanti e disperate.


Altra opera da citare è Umana Bellezza: lo sguardo della ragazza accarezza la pelle, quasi si sprigiona e fuoriesce dal quadro l’odore di questa figura femminile così armoniosa e leggera, così intensa e vitale: il coinvolgimento dei sensi è totale nelle opere di Fabio Giovanni Baietta.